Circolarità operativa, traccia, responsabilità.
Mostra Collettiva. Gorizia 28/03/26 – 26/04/2026. Il titolo The Matter Loop esplicita la struttura che sostiene il progetto. Il loop allude a una circolarità operativa che unisce produzione, trasformazione, utilizzo, scarto e rigenerazione. Ogni passaggio alimenta il successivo e conserva una traccia, come un deposito di tempo e di uso.

La materia si presenta allora come soggetto attivo. Registra pressioni, attriti, lavorazioni, e porta con sé una memoria industriale, biologica, produttiva che l’intervento artistico rende percepibile. Le opere agiscono come dispositivi di rilettura. Riaprono la funzione, spostano l’attenzione sulle stratificazioni e sulle soglie in cui un materiale cambia regime di valore. Il ciclo si mantiene aperto. Produce ulteriori trasformazioni e orienta una responsabilità condivisa verso i processi che generano, consumano e rigenerano la materia.

All’interno di questo quadro, la collaborazione tra artista e impresa costituisce un elemento portante del progetto. L’azienda mette in campo competenze tecniche, infrastrutture, conoscenze sedimentate. L’artista introduce uno scarto percettivo, una riformulazione delle domande, un’attenzione al procedimento. La relazione genera uno spazio intermedio in cui la materia cambia statuto: da elemento funzionale a campo di indagine, da supporto produttivo a territorio di sperimentazione.
Selezione materiali presso il nostro laboratorio:

Questo modello di cooperazione si inscrive in una tradizione di esperienze in cui il dialogo tra arte e industria ha prodotto esiti trasformativi. Già nei primi anni Sessanta, alcune operazioni espositive in Italia avevano messo in comunicazione grandi scultori internazionali con complessi industriali del territorio, facendo nascere le opere dall’interazione diretta con acciaierie, macchinari e maestranze specializzate¹. In quei casi, la forma scultorea risultava inseparabile dal contesto produttivo che l’aveva resa possibile. Pochi anni dopo, in un diverso contesto culturale, il programma Experiments in Art and Technology (E.A.T.) avrebbe strutturato in modo sistematico la collaborazione tra artisti e ingegneri, riconoscendo nel sapere tecnico un interlocutore epistemologico e non soltanto esecutivo². The Matter Loop si colloca lungo questa linea di tensione. La declina in un contesto contemporaneo in cui la dimensione tecnica diventa campo condiviso di ricerca e spazio di ridefinizione metodologica.
Cristian Feregotto con l’artista Kristian Sturi:

Da un punto di vista fenomenologico, emerge una centralità del “come fare”. Gli artisti coinvolti concentrano la propria attenzione sulle modalità operative, sui processi, sulle condizioni tecniche che rendono possibile l’opera. Il “come” diventa matrice generativa: tarando una procedura, intervenendo su uno scarto, accettando la risposta inattesa di un materiale, si aprono nuove traiettorie di creazione. La materia partecipa alla definizione dell’opera attraverso le proprie qualità fisiche, le proprie resistenze, la propria storia.
L’opera raffigurata di seguito è stata realizzata dall’artista Kristian Sturi, che ha ridato nuova vita a materiali elettronici di scarto messi a disposizione da Infostar. In questo caso, l’attenzione e la creatività dell’artista si sono concentrate su due schede grafiche del passato:


Le opere si costituiscono dentro questa dinamica di processo, come esiti che trattengono in sé le condizioni della propria formazione. Superfici lavorate, stratificazioni e minime variazioni percettive rendono sensibile il tempo dell’intervento, come una durata iscritta nel materiale. Ogni opera registra una soglia di confronto tra controllo e imprevisto, tra precisione tecnica e decisione formale. L’esito emerge come traccia di una relazione.
I nostri Luca Noacco e Guido Tonizzo hanno preso parte all’inaugurazione della manifestazione, svoltasi sabato 28 marzo 2026 a Gorizia:


Il progetto opera così come laboratorio esteso e come infrastruttura di ricerca. L’artista espande il proprio campo operativo a contatto con tecnologie e procedure specifiche; l’azienda riorienta il proprio sapere attraverso un uso sperimentale dei materiali e dei processi. Da questa reciprocità nasce un sapere situato, un’apprensione condivisa del potenziale trasformativo della materia, che si traduce in forme e in metodi.
Luca Noacco, Guido Tonizzo e Kristian Sturi:

Il “loop” a cui il titolo allude indica una struttura relazionale in continua ridefinizione. Ogni collaborazione attiva un circuito che si prolunga oltre l’esposizione, sedimentandosi nelle pratiche e nelle competenze acquisite. La trasformazione della materia coincide con una trasformazione dello sguardo e con una ridefinizione delle condizioni stesse della produzione culturale.
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